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…Alla costruzione delle cattedrali partecipavano i migliori uomini con le idee e i materiali migliori

e il lavoro appassionato di migliaia persone:tutti davano il meglio di sée questo faceva le cattedrali belle, forti e capaci di sfidare i secoli…

 

Al restauro di S. Lucia è accaduto, in piccolo, qualcosa di simile:

questo ci fa pensare che durerà nel tempo.

 

 
L’idea che ha guidato il restauro

di Lucia Godi e Claudio Cavalli

 

Come tutte le grandi opere il restauro di S.Lucia di Cesena è il risultato di un lavoro collettivo che ha interessato architetti, ingegneri, impresa edile, artigiani, proprietari dell’immobile, istituzioni come il Comune di Cesena e la Soprintendenza ai Beni culturali di Ravenna. Gli interventi di queste persone, il dialogo proficuo e positivo fra loro, spesso appassionato, sono stati decisivi. Lo dobbiamo a loro se oggi possiamo ammirare di nuovo la chiesa di S. Lucia, la sua bellezza architettonica, le sue originalità interne, il suo raro equilibrio neoclassico, il suo contesto di straordinario fascino paesaggistico, con un panorama fra quinte collinari, il mare Adriatico all’orizzonte e una pianura padana a perdita d’occhio.

 

Il restauro ha interessato anche la ex canonica e lo stabile un tempo adibito a stalle e magazzino agricolo. Tutto il complesso è stato recuperato e riequilibrato negli assetti architettonici, nelle forme, nei materiali.

Il pensiero che ci ha guidato è stato molto simile a quello, per la verità poco attuale, dei nostri architetti e artigiani medioevali e rinascimentali che costruivano le cattedrali pensando alla loro bellezza e solidità perché sfidassero i secoli. Certo, la dimensione di S.Lucia è più ridotta, è una piccola bellezza di collina con ‘solo’ due secoli di vita, ma noi l’abbiamo restaurata pensando anche alle generazioni future.

 

D’altra parte i bambini e i ragazzi da quasi quaranta anni sono una costante del nostro impegno personale e professionale: per loro abbiamo scritto e creato spettacoli teatrali, programmi televisivi, avventure conoscitive, libri e racconti, festival, percorsi di narrazione, poesia e gioco sui capolavori dell’arte. E proprio ad avvicinare i giovanissimi al nostro straordinario patrimonio artistico è destinato il sito di S. Lucia: perché sia un parco in cui si possano scoprire con piacere le bellezze dell’arte: i capolavori e i grandi maestri del passato, le opere e la poesia degli artisti della contemporaneità.

 

Il restauro

Riflessioni sul restauro del complesso di S. Lucia

di Emilio Roberto Agostinelli (*)

Architetto Direttore Coordinatore c/o Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Ravenna

 

Alcuni luoghi hanno un fascino particolare, ti prendono, stordiscono ed innamorano da subito, al punto anche da spingerti verso gesti forti, ‘pazzie’, come abbandonare un ben consolidato lavoro in una metropoli viva ed operosa come Milano per impegnarti verso il restauro di un Luogo antitetico a quella quotidianità, nella riflessiva quiete delle colline cesenati: il complesso di S. Lucia.

Quell’insieme di edifici diroccati, assediati da una natura che tendeva progressivamente a riappropriarsi dell’opera dell’uomo, aveva sicuramente lasciato un segno indelebile nelle menti dei signori Lucietta e Claudio Cavalli. L’idea: quella di proseguire lì la propria attività nel mondo dell’Arte, introducendovi però un forte valore aggiunto dato dalla sensazione positiva, folgorante, ricevuta da quel Luogo.

Ma il fare sui manufatti, necessario per dare concretezza all’idea, avrebbe dovuto necessariamente sostanziarsi nel rispetto di esigenze funzionali e normative imprescindibili.

La rifunzionalizzazione del complesso, avrebbe mantenuto intatto quell’originario insieme di sensazioni percepite dai Coniugi Cavalli o avrebbe restituito solo un complesso di edifici ben interrelati e funzionali in un sito depauperato ed omologato alle tante nuove costruzioni presenti nell’atomizzazione dell’odierno costruito periurbano? Quale era il valore, in aggiunta alle valenze storico-documentarie od artistiche, che i Cavalli avevano percepito con forza e che li aveva soggiogati?

Da domande come queste e da simili riflessioni partiva l’approccio al Restauro.

Il contesto faceva subito correre la mente alla sensibilità romantica di John Ruskin ed alle sue parole: “Ho sempre considerato che l’architettura fosse parte essenziale del paesaggio” (Modern Painters, IV, 1856, Cap. VIII) ed ancora: “In architettura questa bellezza si trova sovente in contraddizione con la conservazione del carattere originale; è infatti nella caducità che si trova il pittoresco, è infine nelle rovine che consiste; quando lo si cerca in esse, lo si ritrova unicamente nel sublime delle crepe o delle sbrecciature, nel sublime della patina e della vegetazione che fanno somigliante l’architettura alle opere della natura ed alle forme di cui stupiscono universalmente gli occhi dell’uomo. Nel grado in cui il fenomeno si manifesta e quando si annullano i caratteri dell’architettura, essa diviene pittoresca, […] Ma nella misura che lo renderà compatibile con il carattere intimo il pittoresco, questo <> estraneo all’architettura, avrà in lui una funzione più nobile di qualsiasi altro argomento: diventerà il testimonio dell’età che è il titolo più bello in gloria dell’edificio.” (The seven lamps of architecture, 1849, Sesta lampada, punto XVI).

Ed ancora affioravano i concetti di patina e tempo, riecheggianti dalle affermazioni di Camillo Boito degli ultimi due decenni del XIX secolo: “I pezzi antichi, quelli a cui non fu levata la patina del tempo, ch’è bellezza e saldezza insieme, non s’hanno a toccare, Dio guardi; negli altri la stessa abilità del tempo correggerà con gli anni il soverchio brio dell’intonazione. E così prepareremo almeno una nuova e bella armonia per i nostri nipoti.” Per il Boito, l’intervento non avrebbe dovuto togliere la poesia, il colore, la patina del tempo, “il colore della loro vecchiezza”, il “segno amabile e severo dell’antichità”, ma essere rispettoso delle “circostanze pittoresche e dello stato rovinoso in cui si trovano”.Come non ricordare Alois Riegl, per il quale i segni del tempo incisi sui materiali, che inducono nell’osservatore “l’idea del corso naturale, del divenire e del trapassare”, costituiscono un effetto psicologico che si qualifica come sentimento profondo, difficilmente definibile, che non presuppone nessuna esperienza scientifica e che, perciò, non è patrimonio degli specialisti ma è comune universalmente a tutti gli uomini senza distinzione.

Questo, probabilmente, il valore precipuo sedimentato in quel Luogo, dove indissolubilmente i segni ed il colore del tempo fissati nelle architetture, avevano amplificato il già favorevole inserimento degli edifici nella natura e nel contesto paesaggistico, stemperando le crudezze e spigolosità antropiche dell’appena costruito, in favore di un ciclo di ‘rinaturalizzazione’.

Le operazioni di Restauro conseguenti a queste riflessioni, si sono mosse verso tecniche di estrema conservazione, non riproponendo, ad esempio per la facciata della chiesa, un nuovo intonaco sulla base delle presenti residualità, bensì limitandosi a conservarne i lacerti, stuccando accuratamente, per punti e non per superficie e con approccio mimetico, la muratura ormai a vista, in modo tale da impedire nel tempo degradi strutturali o da infiltrazioni e nel contempo salvaguardando l’autenticità materica dell’oggetto.

L’aggiunta di quegli elementi indispensabili alla corretta funzionalità dell’edificio, quali bancali di finestre, lattonerie della parte sommitale del campanile oppure nuovi intonaci sui paramenti dei corpi secondari, frettolosamente rimaneggiati in alcune parti negli scorsi decenni, è stata effettuata in modo da percepire da una visione ravvicinata e di dettaglio la materia contemporanea, ottenendo invece nella visione complessiva, un armonico insieme cromatico e chiaroscurale, in accordo con il contesto paesaggistico.

La realizzazione di ciò è avvenuta attraverso numerosissime prove e campionature, grazie all’amore dei proprietari, all’elevata professionalità dei tecnici, alla sapiente e non comune maestria delle sicure mani degli operatori.

Tutto ciò affinché quell’antico Luogo, uno dei nodi di quella trama di episodi significativi che è il territorio ed il paesaggio italiano, possa offrire, accanto ai preziosi contenuti di didattica dell’Arte qui sviluppati dai coniugi Cavalli, chiare percezioni della sua specificità radicata nel tempo della storia e della natura.

 

parco tematico